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L’Enel e i maya del Quich├Ę

Il presente articolo ├ę stato pubblicato sul giornale italiano Il Manifesto il giorno 26 maggio 2011.
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Ne avevamo gi├á parlato, ma forse vale la pena tornarci. Si tratta del progetto idroelettrico Palo Viejo, nella regione del Quich├Ę, Guatemala settentrionale, un investimento da 185 milioni di dollari co-finanziato dalla banca Mondiale. I protagonisti sono i soliti: un’importante impresa multinazionale italiana, l’Enel Green Power (Egp); il governo guatemalteco, che ha approvato il progetto e lo sostiene con forza; le comunit├á indigene di origine maya della zona interessata. Ma nel quadro entrano altri due elementi, non da poco conto: la presenza delle forze armate nel territorio e il ruolo controverso dell’ambasciata d’Italia.
La presenza delle truppe dell’esercito guatemalteco in quella zona del Quich├Ę ├Ę stata ampliamente documentata dalle comunit├á indigene e dalle organizzazioni della societ├á civile solidali. ├ł dal febbraio scorso che i militari guatemaltechi fanno il bello e cattivo tempo presso le comunit├á del municipio di San Juan Cotzal, dove ├Ę forte l’opposizione al progetto idroelettrico: centinaia di uomini in passamontagna che terrorizzano, irrompono, invadono, occupano (vedi terraterra del 29 marzo scorso). Forse ├Ę bene ricordare che questa regione ├Ę stata per oltre trent’anni teatro di scorribande dello stesso esercito, che ha seminato il terrore durante guerra civile che ha attraversato il paese. ├ł evidente che la presenza armata di questi mesi ricorda troppo da vicino le ┬źprassi┬╗ messe al bando dal Trattato di Pace firmato nel 1996. Tra l’altro, molta del’opposizione ruota attorno alla comunit├á maya ixil di San Felipe Chenla e alle terre che l’Enel ha acquisito da un proprietario terriero locale, Pedro Broll, che per├▓ aveva incamerato quelle terre proprio grazie alla guerra civile…
Sull’altro fronte, il ruolo giocato dall’attuale ambasciatore italiano nel paese, Mainardo Benardelli, ├Ę registrato almeno dal marzo scorso. In un comunicato diffuso dalle comunit├á maya si legge testualmente che il signor ambasciatore, assieme al signor Alain Wormser dell’Egp, ┬źha chiesto alle Autorit├á Ancestrali di presentarsi nei suoi uffici per far conoscere loro la situazione, tuttavia, mentre richiedevano questo dialogo, facevano pressione sul governo del Guatemala affinch├ę il Presidente della Repubblica ordinasse la repressione┬╗ delle comunit├á. Altre testimonianze ci dicono inoltre di ┬źvisite personali┬╗ di Benardelli presso diversi protagonisti della protesta. In una di queste visite, l’ambasciatore avrebbe suggerito di non usare il termine ┬źgenocidio┬╗, ma piuttosto di sostenere l’esistenza di ┬źdifficolt├á di comunicazione con le comunit├á o un disaccordo da parte di alcune persone┬╗.
In questo scenario, all’inizio di maggio le parti sembrano aver ripreso il dialogo, anche se gli indigeni denunciano di nuovo pressioni da parte dell’impresa e del governo. L’ultimo episodio in ordine di tempo ├Ę stato il furto dei timbri del ┬źsindaco ausiliare indigeno┬╗ da apporre su presunti documenti di accettazione delle proposte dell’impresa, furto che diverse fonti attribuiscono a ┬źlavoratori dell’Egp┬╗. Qualcuno continua dunque a giocare sporco, nonostante sia evidente che le comunit├á locali non stiano preparando la rivoluzione: vogliono solo essere consultate su un progetto che ha un impatto diretto sulla loro vita, secondo quanto disposto dall’articolo 6 Convenzione 169 dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, e poter cogestire le risorse naturali del proprio territorio (articolo 15). Nulla di pi├╣. C’├Ę da chiedersi se l’Enel – ed i governi guatemalteco e italiano dietro a lei – abbia intenzione di rispettare questo diritto. Le comunit├á locali un compromesso han dimostrato di volerlo accettare – chiedendo, per esempio, che il 20 per cento delle entrate del progetto sia gestito autonomamente dalla comunit├á stesse. Egp dice che la sua missione ├Ę produrre energia pulita. E anche se ├Ę discutibile il fatto che l’energia idroelettrica sia realmente ┬źecologica┬╗, il problema ├Ę un altro: ├Ę pulita un’energia la cui produzione si macchia di sangue indigeno?

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