30 ottobre 2009

La libertà sindacale in cerca di difesa

Il presente articolo é stato pubblicato sul giornale italiano Il Manifesto il giorno 30 ottobre 2009
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Gli ostacoli affrontati dai lavoratori per organizzarsi liberamente, la repressione e i licenziamenti che sono conseguenze quando provano a farlo; l'intromissione delle autorità del lavoro nell'autonomia sindacale, e la politica del governo messicano che punta a distruggere il sindacalismo democratico: tutto questo era al centro del Tribunale internazionale sulla libertà sindacale tenuto a Città del Messico questa settimana - nel bel mezzo delle proteste per il caso degli elettricisti messicani.
Lanciato da una vasta rete di organizzazioni sindacali messicane, la giuria internazionale del Tribunale esprimerà un verdetto sulla «salute» della libertà d'associazione e d'organizzazione sindacale in Messico. A pochi mesi dal 50º anniversario della Convenzione 87 dell'Organizzazione internazionale del lavoro (Oil), quella che garantisce la libertà d'organizzazione per i lavoratori, il Tribunale apre i suoi lavori proprio in una fase di assoluta precarietà di questo fondamentale diritto dei lavoratori. Gli organizzatori, nel presentare le testimonianze dell'accusa, hanno sottolineato «l'ironia di questo paradosso»: il governo messicano, hanno spiegato, «ha firmato la Convenzione 87 dell'Oil e all'estero pontifica sul rispetto dei diritti dei lavoratori e sulla libertà sindacale, ma qui, a casa sua, spazza via sindacati e impedisce con la legge o con la forza l'organizzazione dei lavoratori».
A questa prima sessione ne seguirà la prossima primavera una seconda, e definitiva, che emetterà il verdetto su almeno 15 casi presentati. Tra questi, attualissimo il caso del Sindacato Messicano degli Elettricisti, che non solo ha perso da un giorno all'altro la propria materia lavorativa per decreto presidenziale, ma a cui solo pochi giorni prima, il ministro del lavoro aveva rifiutato il riconoscimento ufficiale. Vi è poi il caso del Sindacato nazionale dei maestri, la cui Sezione 9 - i 60.000 maestri di Città del Messico - è vittima delle complicità tra dirigenza nazionale corrotta e autorità governative. Segue il caso dei minatori, da oltre due anni in sciopero per il mancato riconoscimento ufficiale del Segretario generale da loro democraticamente eletto. O quello dei tecnici e ingegneri della compagnia petrolifera di stato, Pemex, da oltre 15 anni in lotta perché gli si riconosca il sindacato autonomo. Vi è anche il caso dei lavoratori che producono le bottiglie della birra Corona: anche a loro le autorità, in accordo con l'impresa multinazionale Modelo, nega il riconoscimento del sindacato costituito democraticamente. Infine, i casi di alcune Università private, del servizio sanitario nazionale e alcuni lavoratori del settore pubblico.
Una lista lunga, ma che potrebbe allungarsi quasi all'infinito, tanti sono i casi di cui si potrebbe parlare. Un'assenza importante è quella dei lavoratori dell'industria maquiladora, ovvero l'industria d'assemblaggio alla frontiera con gli Usa. Dicono gli organizzatori che quello è un caso estremo: «se esci dalla fabbrica per fare attivismo sindacale, sei già licenziato». Ma non unico: anche ai lavoratori della Vaqueros Navarra, del centro del paese, che produce jeans per Levi's e Gap, è negato il diritto d'associazione.
Il Tribunale Internazionale, una sorta di Tribunale dei Popoli con un taglio decisamente sindacale, ha ascoltato il collegio di «pubblici ministeri» che la mattina di lunedì ha consegnato alla giuria la documentazione su decine di casi. È poi toccato a ognuno dei pm presentare caso per caso con l'aiuto di numerosi lavoratori, per un giorno trasformati in testimoni della repressione sofferta sulla propria pelle.
A fine aprile del prossimo anno, in coincidenza con il primo maggio, la giuria dovrà emettere la sentenza contro i chiamati in causa: governo e diverse imprese, messicane e straniere. E nonostante fossero state convocate, la parti accusate non si sono presentate, in chiaro disprezzo della giuria che li aveva convocati.
Tra gli illustri membri della giuria, lo storico canadese James Cockroft, l'avvocato spagnolo Martha Olmo, il Segretario generale della Federazione Internazionale dei Diritti Umani Luis Guillermo Perez, la cubana Lydia Guevara dell'Associazione Latinoamericana di Avvocati del Lavoro (Alal); e tra i messicani, la senatrice e attivista per i diritti umani Rosario Ibarra de Piedra, il riconosciuto sacerdote per i diritti umani, Miguel Concha, e il giornalista più premiato e prestigioso del paese, Miguel Angel Granados Chapa.

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