11 luglio 2009

L'A/H1N1 è nata in Spagna

Il presente articolo é stato pubblicato sul giornale italiano Il Manifesto il giorno11 luglio 2009
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«Possiamo affermare che il virus A/H1N1 non ha come origine il nostro paese», ha affermato di recente l’ambasciatore messicano in Italia, Jorge Chen. In un’intervista nel numero di giugno del giornale in lingua italiana «Il Sole d’Italia», distribuito a Playa del Carmen, sulla costa dei Caraibi messicani, il diplomatico dice che il primo caso d’influenza suina è stato registrato nel novembre del 2008 in Spagna. Spiega: «un documento pubblicato da Eurosurveillance, reperibile anche sul sito del Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute italiano, informa che nel novembre 2008 le autorità sanitarie spagnole hanno segnalato un caso umano di influenza suina del tipo A(H1N1) in una donna di 50 anni residente in un villaggio vicino a Teruel, in Aragona». Continua Chen: «L’informazione è apparsa il 19 febbraio 2009, contemporanea all’insorgere dei primi casi in Messico, il che consente di affermare che la fonte del contagio non si trova nel paese», cioè in Messico. Consultato telefonicamente, il rappresentante messicano a Roma conferma le sue dichiarazioni, ma rifiuta di commentare il fatto che in Messico questa notizia non sia stata diffusa. «Sarebbe speculativo dare una ragione per la quale il governo messicano non ha gestito pubblicamente quest’informazione... per cui è meglio che non dica niente», afferma: «Ho notificato tutto alle autorità messicane».
Il documento cui si riferisce Jorge Chen è in effetti in rete sul sito di Eurosurveillance, «un giornale di accesso e interscambio libero» sul controllo e prevenzione di malattie contagiose in Europa. Il 9 febbraio scorso la dottoressa Begoña Adiego Sancho, della Direzione generale di salute pubblica di Zaragoza, Spagna, aveva inviato a Eurosurveillance uno studio poi pubblicato il 19 dello stesso mese. Vi si legge che «l’8 novembre 2008 una donna di cinquant’anni ha sviluppato all’improvviso febbre, stanchezza estrema, mal di testa, irritazione alle mucose e brividi». La paziente, si piega, «non aveva viaggiato di recente», ma «lavorava in una fattoria suina a conduzione familiare ed è stata esposta in modo diretto agli animali». Dopo diverse analisi infine,, il 13 gennaio 2009 il Laboratorio Nazionale di Riferimento per l’Influenza dichiarava ufficialmente che il caso era dovuto a un virus suino di tipo A e sottotipo H1N1. E anche se «alla data della pubblicazione di questo studio non si sono verificati altri casi simili, secondo il regolamento sanitario internazionale (Ihr, 2005), l’episodio è stato segnalato all’Organizzazione Mondiale della Sanità come un caso d’influenza causato da un virus diverso da quelli che circolano nell’uomo». Lo studio concludeva: «L’evento non si può considerare inaspettato e non rappresenta un pericolo per la salute pubblica». Eppure lo stesso giorno il sito di Eurosurveillance pubblicava un altro documento, firmato dal dottor Nicoll del Centro Europeo di Prevenzione e Controllo di Malattie: affermava che «nonostante il caso spagnolo dimostra il basso tasso di pericolosità per la salute umana dei virus suini, dimostra anche l’importante lacuna informativa di questo tipo di influenza». In altre parole, «la reale incidenza dell’influenza suina è sconosciuta (...) ma è probabile che sia elevata». Il ricercatore svedese, concludeva che «abbiamo due problemi: il primo è che sinora la ricerca si è concentrata solo sui virus di tipo aviario; il secondo è che sebbene il sistema immunitario umano protegga in genere da virus di tipo H1 e H3, non sappiamo come questi virus evolvano negli animali».

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