21 ottobre 2008

La qualità e i diritti

Il presente articolo é stato pubblicato sul giornale italiano Il Manifesto il giorno 21 ottobre 2008
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Città del Messico è proprio strana. Ma come si fa a giudicare la qualità della vita di questa megalopoli? Certo, camminando per le strade si direbbe che fa tutto schifo: sporcizia, traffico, rapine, sequestri, corruzione, prezzi altissimi, cementificazione dilagante, servizi medici di dubbia qualità, sovraffollamento. Ma poi, uno apre il giornale e legge: «Il coordinatore dei deputati del Partito della Rivoluzione Democratica (Prd) dell'Assemblea Legislativa di Città del Messico ha presentato una proposta di legge per la depenalizzazione della marijuana». La notizia, al di là delle passione per la pianta e i suoi effetti, apre il cuore: perché tende a rompere quel muro di silenzio che in Messico - e non solo - accerchia la millenaria pianta.
Nonn solo. la proposta legislativa va nella direzione intrapresa da certi settori in questa città. Per questo che è sempre più difficile capire se in questa enorme metropoli si sta bene o no. Quel che è vero è che nonostante tutto, a partire dalla precedente amministrazione, vi sono in città 5 sedi della nuova Università Autonoma di Città del Messico, completamente pubblica e gratuita, e 17 sedi di scuola superiore - più cinque sedi da costruire nei prossimi due anni - anch'essa pubblica e gratuita. Chiaro, oltre a costruire queste scuole di assoluta importanza sociale e di alta qualità didattica, la precedente amministrazione ha cementificato ulteriormente la città. E siccome spazio orizzontale non ve n'era, fece costruire chilometri e chilometri di ponti e cosiddetti «secondi piani» che attraversano la città sorvolando la strade già costruite. Per risolvere il problema del traffico, si diceva. Invece lo ha peggiorato. Venne poi Ebrad. E tutti si spaventarono, perché sarà pure un bell'uomo, ma di sinistra ha ben poco: Marcelo Ebrad, ex Pri, il partito della «democrazia autoritaria stile Messico», ma oggi convinto Prd, ex ministro locale della pubblica sicurezza. All'epoca del suo mandato alla guida della polizia locale, mandò a chiamare a Rudolph Giuliani perché venisse a insegnare ai messicani le regole d'oro della «tolleranza zero». Giuliani arrivò, ma tutto crollò davanti all'inevitabile e apparentemente insanabile corruzione tra le file della forze di pubblica sicurezza. Ma aneddoti a parte, sotto la sua amministrazione vi sono state due conquiste che farebbero impallidire tutto il continente e anche alcuni paesi delle cosiddette democrazie europee. Oggi a Città del Messico le «coppie di fatto», eterosessuali o gay che siano, sono pienamente riconosciute in tutti i loro diritti. Non ci si può sposare tra gay, va bene, ma i diritti di coppia sono riconosciuti. L'altra importante novità: l'aborto è legale sino le dodici settimane. E così, dopo Cuba, Città del Messico è l'unico luogo in America Latina dove si può interrompere una gravidanza senza nascondersi, senza commettere peccato penale, pur conservando il rischio di una scomunica nel cattolicissimo Messico. Poco male, almeno si morirà di meno per aborto.
Sono diritti da primo mondo, dice qualcuno. Ed in effetti, i diritti elementari ancora son lontani dall'essere pienamente conquistati: il diritto alla casa, all'alimentazione sana, alla salute, alla sicurezza ed alla sicurezza sociale. Contraddizioni? Forse no. Solo una certa coerenza con il paradosso di un paese con quaranta milioni di poveri, ma con una grande ricchezza culturale ed umana. Si sta bene a Città del Messico? Ancora no, ma da qualche mese di sta un po' meglio.

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